Manutenzione auto aziendali

I costi per la manutenzione/riparazione dei veicoli aziendali (strettamente legati a quelli per i sinistri) rappresentano circa il 23% delle spese totali di una flotta. Sono dunque una delle voci di costo più rilevanti di un parco auto. Vediamo insieme le strategie per risparmiare su queste spese, anche in presenza di auto elettriche, ibride e in leasing.
Mockup del pannello di controllo

Introduzione

I costi per la manutenzione/riparazione dei veicoli aziendali (strettamente legati a quelli per i sinistri) rappresentano circa il 23% delle spese totali di una flotta. Sono dunque una delle voci di costo più rilevanti di un parco auto. Se pensiamo, poi, che i costi per le riparazioni possono addirittura variare fino al 33/50% da un’officina all’altra, a parità di servizio, lo scenario appare di difficile gestione, ma i fleet manager possono contenere queste spese grazie ad alcune importanti strategie che suddivideremo in:

  • A) le prime due strategie (la risoluzione delle cause tecniche dei sinistri e sguardo attento alla sicurezza; la risoluzione delle cause umane dei sinistri);
  • B) le ulteriori quattro strategie (l’ottimizzazione dell’acquisto di servizi di riparazione e manutenzione dalle officine; il controllo delle prestazioni delle officine; il raggruppamento degli ordini alle officine per tipo di danno; la gestione strategica dei sinistri di lieve entità).

Vedremo, infine, l'importanza del software di gestione per il contenimento di questi costi.

A) Le prime due strategie

Le prime due strategie puntano al contenimento della frequenza e dell’entità dei sinistri. Cercando infatti di evitare il più possibile, a monte, gli incidenti, le spese legate a manutenzione e riparazione dei veicoli diminuiscono sensibilmente:

  • 1) la risoluzione delle cause tecniche dei sinistri e sguardo attento alla sicurezza,
  • 2) la risoluzione delle cause umane dei sinistri.

Capiamone i risvolti.

1) Risoluzione delle cause tecniche dei sinistri e sguardo attento alla sicurezza

Per risolvere le cause tecniche dei sinistri e dunque abbattere i costi di manutenzione/riparazione, il fleet manager deve:

  • monitorare la frequenza dei sinistri;
  • adottare misure di assistenza, come ad esempio i sensori di parcheggio, di distanza e le telecamere posteriori sui veicoli e contrassegnare eventuali pilastri o ostacoli lungo i percorsi/nei parcheggi aziendali;
  • preoccuparsi di procedere con la revisione periodica dei veicoli (olio, filtro aria, pressione gomme, pneumatici, motore, parti meccaniche, freni,…), che è un accorgimento che consente di ridurre il degrado dei mezzi (nonché maggior sicurezza);
  • affidare l’acquisto, il cambio e lo stoccaggio degli pneumatici a un fornitore esterno, così da ridurre i costi e renderli prevedibili grazie a offerte mensili trasparenti;
  • scegliere modelli efficienti di veicoli;
  • selezionare veicoli con potenza calibrata alla prestazione che devono effettuare (ai viaggi brevi e frequenti, ad esempio, meglio destinare mezzi poco potenti, di bassa cilindrata);
  • valutare con cura la portata dei danni e decidere che quelli minori (alla verniciatura, ad esempio) potrebbero essere riparati in una sola volta, contestualmente alla revisione o, addirittura, risolti autonomamente anziché essere denunciati puntualmente all’assicurazione, per un risparmio sulle spese dei premi assicurativi;
  • farsi proporre e selezionare con attenzione varie offerte comparate di prezzi per le riparazioni e scegliere i più vantaggiosi.

2) Risoluzione delle cause umane dei sinistri

In quasi tutte le flotte, i responsabili della maggior parte dei danni ai veicoli sono solitamente solo una parte dei guidatori. Con l‘aiuto di un software, è relativamente facile identificarli. Una volta identificati i conducenti, esistono vari approcci per prevenire i sinistri:

  • formazione degli autisti verso uno stile di guida sicuro e oculato al fine di contenere l’usura del veicolo. Uno stile di guida poco attento, infatti, porta al logoramento degli pneumatici, del mezzo in sé, nonché a piccoli sinistri. Più il mezzo è ben funzionante, meno si usura;
  • colloquio con i conducenti che causano la maggior parte degli incidenti per mostrare loro i costi che i sinistri comportano per l’azienda;
  • organizzazione di un programma motivazionale con incentivi per i driver che riescono a limitare al massimo il numero di incidenti. In genere, infatti, gli incentivi funzionano più delle sanzioni. Però occorre fare molta attenzione e tenere in considerazione quanto un autista sia effettivamente su strada, perché è naturale che un driver che lavora di più in auto può incorrere più facilmente in incidenti rispetto a chi percorre pochi chilometri. È opportuno dunque non punire ingiustamente autisti diligenti che però si trovano spessissimo sull’auto aziendale.

B) Le ulteriori quattro strategie

Attraverso questi ulteriori accorgimenti, il fleet manager può giungere a un significativo contenimento dei costi legati alla manutenzione/riparazione dei veicoli della propria flotta:

  • 1) l’ottimizzazione dell’acquisto di servizi di riparazione e manutenzione dalle officine,              
  • 2) il controllo delle prestazioni delle officine,
  • 3) il raggruppamento degli ordini alle officine per tipo di danno,
  • 4) la gestione strategica dei sinistri di lieve entità.

Vediamo in dettaglio le caratteristiche di queste soluzioni.

1) Ottimizzazione dell’acquisto di servizi di riparazione e manutenzione dalle officine

Il fleet manager deve preoccuparsi di identificare i fornitori con modelli di business competitivi e negoziare sconti, con questi, facendo loro promesse di elevati volumi d’acquisto in periodi prestabiliti.

2) Controllo delle prestazioni delle officine

È necessaria la verifica dei servizi e delle fatture con i preventivi. I servizi delle officine sono infatti poco trasparenti, spesso vengono gonfiati, anche fino al 30% in più. Il fleet manager deve dunque controllare con grande attenzione le fatture di riparazione e fare reclamo qualora i conti non tornassero.

3) Raggruppamento degli ordini alle officine per tipo di danno

È opportuno stipulare accordi-quadro con 2-3 reti di officine o un contratto con un intermediario, poi creare un sistema per la diagnosi da remoto e il controllo dei danni. Di solito, a questo scopo si utilizza un software. Una volta trovato il software adatto per la valutazione dei sinistri, può iniziare la gestione operativa dei danni e dunque il contenimento dei costi di riparazione/manutenzione.

4) Gestione strategica dei sinistri di lieve entità

È bene impegnarsi nella riparazione di più danni in un unico intervento (riparazione congiunta) o nell’alienazione dei veicoli danneggiati lievemente (non riparare i danni di entità modesta alle vetture prima della messa fuori servizio).

L'importanza del software nella gestione della manutenzione

Contenere i costi di manutenzione e di riparazione è una sfida particolarmente difficile per i fleet manager nella gestione della flotta, data l’entità molto gravosa di queste spese sul bilancio generale del parco auto.

Grazie, però, alle numerose strategie di cui dispongono e al supporto di un valido software di gestione della flotta, abbattere questi costi, come abbiamo visto, può diventare molto meno complicato.

Il software, in effetti, automatizza i processi di raccolta e recupero dei dati sui singoli veicoli, sulle criticità, sul chilometraggio, sullo stato di usura, sulla scadenze manutentive, sui preventivi delle officine da mettere a confronto, e così via. In questo modo, con una panoramica completa sulle informazioni relative a ciascuna vettura e anche grazie alla gestione automatizzata dei sinistri, contenere i costi di manutenzione si fa più semplice.

https://www.avrios.com/it/news/come-ridurre-i-costi-di-manutenzione-della-flotta-aziendale

La manutenzione delle auto elettriche

I produttori di veicoli elettrici consigliano, come prassi, la manutenzione ogni 20/30mila km o ogni dodici mesi e un’attenzione rivolta, in particolare, agli pneumatici.

Sarà dunque necessario:

  • effettuare la rotazione periodica degli pneumatici e il controllo della loro pressione,
  • il controllo/la sostituzione delle spazzole dei tergicristalli,
  • il rabbocco del liquido di pulizia del parabrezza,
  • procedere con la classica revisione (la quale, però, non prevederà il test sulle emissioni e comporterà meno controlli),
  • il controllo del liquido di raffrescamento/riscaldamento della climatizzazione della batteria, che comunque dura attorno agli otto anni.

E la batteria? Non ha bisogno di manutenzione?

L’usura e la manutenzione di batteria, freni e pneumatici

Consideriamo ora, più in dettaglio, batteria, freni e pneumatici nei veicoli elettrici.

  • Per quanto riguarda la batteria, essa è progettata in modo tale da durare, in media, per tutto il tempo di vita dell’auto, quindi dagli otto ai dieci anni (il loro smaltimento, invece, resta un punto critico). Non si rendono necessarie, dunque, spese per la sua manutenzione, a meno che non si verifichino eventi eccezionali. Occorre, però, porre attenzione – come si accennava nel paragrafo precedente – al liquido di raffrescamento e di riscaldamento, il quale, comunque, dura per ben otto anni. Le batterie delle vetture elettriche, infatti, possiedono un sistema di climatizzazione molto raffinato e necessitano di raffrescamento quando si surriscaldano e di riscaldamento in caso di esposizione a temperature troppo basse.
  • I freni si usurano, in generale, meno rispetto a quelli di un’auto endotermica, perché pur essendo molto simili, interagiscono in maniera differente con il rispettivo motore. I veicoli elettrici godono infatti di un sistema di rigenerazione (frenata rigenerativa) che comporta una minor usura delle pastiglie e un notevole recupero di energia in decelerazione.
  • Gli pneumatici, infine, sono le parti dei veicoli elettrici che si consumano persino di più risetto a quelli delle auto tradizionali. Questo accade perché queste vetture hanno un peso decisamente maggiore rispetto alle endotermiche (per via delle batterie) e hanno una maggior coppia nel motore. Per questi motivi, la pressione dev’essere ben calibrata, gli pneumatici devono avere una giusta resistenza al rotolamento ed essere particolarmente rigidi e silenziosi. Vanno dunque controllati e, se necessario, sostituiti con cadenza regolare.

Ma, in termini pratici, quanto si risparmia con la manutenzione di un’auto elettrica?

Il risparmio che deriva dalla manutenzione di auto elettriche

Dallo studio molto dettagliato condotto da  Sicurauto.it nel 2019, emerge che il risparmio che comporta la manutenzione di un’auto elettrica rispetto a quella di un veicolo a motore endotermico nei suoi primi sei anni è di circa il 75%, mentre il risparmio medio è del 42% (all’incirca 182 contro 314 euro).

Di certo si tratta di un vantaggio considerevole, che va annoverato tra i punti a favore nella scelta di una vettura elettrica.

https://www.avrios.com/it/news/la-manutenzione-delle-auto-elettriche

La manutenzione delle auto ibride

Le auto ibride, invece, sono dotate sia di un motore endotermico che di uno elettrico. Per questo motivo si potrebbe pensare che la loro manutenzione comporti costi più elevati rispetto a quelli necessari per un’auto tradizionale, ma non è così: le spese, in sostanza, si equivalgono, nonostante il doppio motore.

Vediamo come mai.

Di certo, oltre alla manutenzione del motore tradizionale, ci sono i costi legati al controllo e alla messa a punto di quello elettrico, ma: le spese relative al motore elettrico, come abbiamo visto nel paragrafo precedente, sono estremamente contenute e il motore termico di un veicolo ibrido è soggetto a un’usura minore rispetto a quello di una vettura endotermica, perché lavora con quello elettrico e quindi è sottoposto a un’usura minore. Questo comporta meno momenti di manutenzione e dunque contiene i costi. Ecco i dettagli:

  • i freni si usurano, in generale, meno rispetto a quelli di un’auto puramente endotermica, perché pur essendo molto simili, interagiscono in maniera differente con il rispettivo motore. I veicoli dotati di un motore elettrico (ibridi e totalmente elettrici) godono infatti di un sistema di rigenerazione (frenata rigenerativa) che comporta una minor usura delle pastiglie e un notevole recupero di energia in decelerazione;
  • per quanto riguarda la batteria elettrica, essa è progettata in modo tale da durare, in media, per tutto il tempo di vita dell’auto, quindi dagli otto ai dieci anni (il loro smaltimento, invece, resta un punto critico). Non si rendono necessarie, dunque, spese per la sua manutenzione, a meno che non si verifichino eventi eccezionali. Occorre, però, porre attenzione al liquido di raffrescamento e di riscaldamento, il quale, comunque, dura per ben otto anni. Le batterie delle vetture con motore elettrico, infatti, possiedono un sistema di climatizzazione molto raffinato e necessitano di raffrescamento quando si surriscaldano e di riscaldamento in caso di esposizione a temperature troppo basse;
  • gli pneumatici, infine, sono gli unici che si consumano di più risetto a quelli delle auto tradizionali. Questo accade perché queste vetture hanno un peso decisamente maggiore rispetto a quelle totalmente endotermiche (per via delle batterie) e hanno una maggior coppia nel motore. Per questi motivi, la pressione dev’essere ben calibrata, gli pneumatici devono avere una giusta resistenza al rotolamento ed essere particolarmente rigidi e silenziosi. Vanno dunque controllati e, se necessario, sostituiti con cadenza regolare.

https://www.avrios.com/it/news/la-manutenzione-delle-auto-ibride

Come ridurre i costi di manutenzione e di riparazione delle auto aziendali in leasing

I costi per la manutenzione/riparazione dei veicoli aziendali (strettamente legati a quelli per i sinistri) rappresentano circa il 23% delle spese totali di una flotta. Sono dunque una delle voci di costo più rilevanti di un parco auto. Se pensiamo, poi, che:

  • i costi per le riparazioni possono addirittura variare fino al 33/50% da un’officina all’altra, a parità di servizio,
  • e che – come specificato nel paragrafo precedente – per i veicoli in leasing queste spese esulano dal contratto, quindi rappresentano un esborso ulteriore,

lo scenario appare di difficile gestione. I fleet manager, però, possono contenere queste spese grazie ad alcune importanti strategie:

  • 1) la risoluzione delle cause tecniche dei sinistri e sguardo attento alla sicurezza;
  • 2) la risoluzione delle cause umane dei sinistri;
  • 3) l’ottimizzazione dell’acquisto di servizi di riparazione e manutenzione dalle officine;
  • 4) il controllo delle prestazioni delle officine;
  • 5) il raggruppamento degli ordini alle officine per tipo di danno;
  • 6) la gestione strategica dei sinistri di lieve entità.

https://www.avrios.com/it/news/gestione-della-flotta-contenere-i-costi-di-manutenzione-delle-auto-in-leasing

Parole di:

Emanuela

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