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Smaltimento delle batterie delle auto elettriche: problemi e prospettive

Quali sono i problemi e le prospettive per lo smaltimento delle batterie delle auto elettriche?

Giugno 22, 2022

Lo smaltimento delle batterie delle auto elettriche è uno degli argomenti più discussi per quanto riguarda la transizione all’elettrico. Se, come si prevede, entro il 2030 sulle strade europee circoleranno circa trenta milioni di auto elettriche, si avrà – senza dubbio – un miglioramento sensibile quanto alla riduzione delle emissioni di CO2 nell’atmosfera, ma si presenterà un nuovo, eclatante, problema: molte delle parti di questi veicoli, infatti, sono del tutto simili a quelle delle auto tradizionali, tranne le batterie.

E proprio quello delle batterie sarà uno scoglio quasi drammatico, in quanto si renderà necessario arrivare a smaltirle in maniera del tutto sicura e non eccessivamente costosa:

  • Le batterie classiche, infatti, si compongono di piombo e acido e sono facilmente riciclabili.
  • Le batterie delle auto elettriche, invece, più grandi e più pesanti, sono formate da centinaia di singole cellule di ioni di litio (le quali tendono a esplodere, se maneggiate in modo non opportuno) e contengono, negli accumulatori, elementi molto pericolosi e altamente inquinanti, quali il cobalto, il manganese, e il nichel. Materiali che sono anche molto preziosi, perché le riserve, nel mondo, non sono inesauribili, com’è ovvio. È bene notare, peraltro, che nel momento in cui un prodotto  porta al consumo irrimediabile di risorse non rinnovabili, esso diventa non più sostenibile. Sarebbe quindi un paradosso, per i veicoli elettrici, avere sezioni non recuperabili. Occorrono soluzioni.

Ma ne esistono?

Lo smaltimento ad oggi

Ad oggi, queste batterie al litio – in Europa – vengono portate per la maggior parte in Germania, dove ci sono ben quindici industrie capaci di recuperare correttamente i componenti e una parte dei materiali. Anche l’Italia si sta muovendo in questa direzione. Lo spiega con chiarezza estrema Fabio Orecchini, Professore Ordinario di Sistemi per l’Energia e l’Ambiente, Dottore di ricerca in Energetica: nel 2014 la ricerca è stata infatti affidata al CNR ICCOM – Istituto di chimica dei composti organometallici di Firenze dal Cobat (Consorzio Obbligatorio per le Batterie al Piombo Esauste e i Rifiuti Piombosi) e i risultati del 2018 hanno rivelato un processo del tutto originale, soggetto a brevetto che è stato riconosciuto a livello europeo. Si tratta, ora, di applicarlo a livello industriale, anche se i costi sono altissimi.

In queste batterie, nello specifico, esiste una cosiddetta Black Mass, la quale contiene proprio litio, manganese, cobalto, e nichel. Non tutti i processi operati in Germania, però, sono in grado di recuperarli in toto. In genere, infatti, lì, estraggono cobalto e nichel, ma non riescono a recuperare in maniera corretta ed economica il litio e il manganese. Ecco perché, dunque, parte di quella Massa Nera viene inviata in Estremo Oriente (Corea e Filippine), dove le aziende cinesi possiedono le giuste tecnologie per l’intero processo e smaltiscono così tutte le batterie del loro mercato interno e di quello mondiale.

Esistono soluzioni alternative?

Le prospettive

Bbc News presenta uno studio accurato in merito.

La Volkswagen ha già dichiarato di voler entrare nella corsa per il recupero totale dei materiali contenuti nelle batterie al litio e ha aperto, a Salzgitter (nella Bassa Sassonia, in Germania), un impianto adibito esclusivamente al riciclo delle batterie dei suoi veicoli elettrici. La Nissan, dal canto suo, punta invece sul riutilizzo delle batterie usate del suo modello Leaf per alimentare i veicoli a guida automatica usati nel trasporto e nella consegna di parti di lavorazione all’interno dei suoi stessi impianti

La Renault riesce già a riciclare tutte le batterie delle sue auto elettriche, il che ammonta, però, soltanto a circa duecento all’anno.

E proprio in questa direzione si sta muovendo l’Unione Europea: sui tavoli di discussione si inizia a proporre l’idea di una normativa che obblighi tutti i produttori di auto elettriche a provvedere poi allo smaltimento e al riciclaggio totale delle loro batterie. (Al momento, purtroppo, avviene solo nel 5% dei casi).

Sarebbe dunque opportuno, in generale, per poter competere con la Cina, investire al più presto in tecnologie efficienti e sicure, magari concentrandosi su un lavoro il più possibile automatizzato, così da preservare la salute dei dipendenti. Ci sono, dunque, prospettive praticabili nell’immediato?

Soluzioni praticabili a breve termine?

È della Aalto University (Finlandia) lo studio secondo il quale le batterie al litio potrebbero essere riciclate in una soluzione di riutilizzo molto innovativa, quella che permetterebbe, per elettrolisi, di ricostituire gli elettrodi agli ossidi di litio cobalto (LiCoO2) delle batterie esauste, mantenendo intatta la struttura già esistente. In questo modo, esse potrebbero essere riconvertite nei veicoli o nell’illuminazione pubblica.

I costi per questi processi, però, sarebbero altissimi.

Per questo motivo, dunque, importanti case automobilistiche guardano già ai veicoli a idrogeno come alla soluzione più sicura e percorribile per il futuro.

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