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L’auto aziendale come fringe benefit

L’auto aziendale come fringe benefit porta numerosi vantaggi al dipendente ma si somma al reddito e viene tassata. Capiamone i risvolti.

Luglio 4, 2022

Che cosa sono i fringe benefit

I fringe benefit sono benefici secondari, accessori. Si tratta di una forma di retribuzione – elargita dall’azienda al dipendente – che affianca e completa quella tradizionale, è il cosiddetto «compenso in natura», dunque beni e servizi, che l’impresa concede (per scelta autonoma o concordata) ai lavoratori. Fanno parte del piano di welfare dell’azienda e, in effetti, hanno proprio lo scopo di gratificare i collaboratori per la bontà del lavoro svolto e di motivarli affinché operino sempre meglio. Sono un incentivo mirato a soddisfare, a donare benessere, e a incoraggiare i propri salariati ed è la legge a prevedere il fatto che possano esistere (articolo 2099 comma 3 del Codice Civile).

Ne esistono di diversi tipi, coprono numerosissimi aspetti, perché sono estremamente personalizzabili, a seconda delle inclinazioni e delle necessità dei destinatari.

I tipi di fringe benefit

I fringe benefit spaziano in diversi campi: servizio mensa (aziendale, convenzionata, luoghi di ristorazione convenzionati vicini alla sede aziendale, …); buoni pasto (anche per la pausa pranzo in smartworking); telefono/pc/tablet; polizze assicurative; cassa sanitaria; supporto per mutui/finanziamenti; buoni scuola; sconti/convenzioni; auto aziendale; e così via.

Di nostro peculiare interesse, com’è naturale, ciò che riguarda le auto.

Vediamone allora, nello specifico, i dettagli.

L’auto aziendale come fringe benefit

Tra i fringe benefit prediletti dai dipendenti, accanto ai buoni pasto, ecco proprio l’auto, la quale può essere concessa (come nella maggior parte dei casi) a uso promiscuo (sia per scopi lavorativi che personali, nel caso in cui il veicolo sia a noleggio o in leasing) oppure – eccezionalmente – a uso personale (quando il mezzo è di proprietà dell’azienda).

Per i lavoratori, poter usufruire di un’auto in questa chiave è altamente vantaggioso perché essi non devono accollarsi le spese dell’acquisto/noleggio del veicolo, né tantomeno quelle relative alla manutenzione, all’assicurazione, al bollo, al carburante (se presente carta carburante fornita dalla compagnia). Si ritrovano, insomma, a utilizzare il mezzo per spostamenti legati al lavoro durante la settimana e a sfruttarlo per le proprie necessità nel tempo che eccede rispetto a quello lavorativo.

Tuttavia, pur essendo un servizio che agevola e motiva il dipendente, non è del tutto gratuito, proprio perché si somma al suo reddito. Sull’auto aziendale come fringe benefit grava dunque una forma di tassazione regolata dall’Art. 51 del T.U.I.R. (Testo Unico delle Imposte sui Redditi).

Cerchiamo di capirne i risvolti.

La tassazione dell’auto aziendale come fringe benefit

Entrando, l’auto aziendale, a far parte – in qualità di fringe benefit – del reddito del dipendente, essa viene tassata. Ma in che modo?

  • Per gli accordi sulla concessione dell’auto come fringe benefit presi prima dell’1 luglio 2020, la tassazione si basa sulle tabelle chilometriche Aci (si tratta di tabelle pubblicate annualmente sulla Gazzetta Ufficiale. Vi si trovano i valori per tutti i veicoli esistenti sul mercato, suddivisi per tipologia, per motorizzazione e per il loro essere in produzione o meno): «è considerato reddito del dipendente il 30% del costo che deriva dal percorrere quindicimila chilometri in un anno con quel determinato tipo di automobile», recita la normativa.
  • Per gli accordi sulla concessione dell’auto come fringe benefit presi a partire dall’1 luglio 2020, invece, la tassazione dei veicoli a uso promiscuo è inversamente proporzionale al livello di emissioni dell’automobile in questione (più inquinano, più costano ai dipendenti).
  • Per i contratti stipulati dall’1 gennaio 2021, inoltre, grazie a un emendamento al Decreto Sostegni-bis, cambiano le soglie di pagamento, si allargano leggermente le maglie: se prima, ad esempio, la tassazione era del 30% alla luce di emissioni di CO2 comprese tra i 61 e i 160 g/km, ora quel 30% comprende veicoli con emissioni tra i 61 e i 190g/km. Per emissioni tra 191 e 230 g/km diventa del 50%, e sopra i 230 g/km, è del 60%. La soglia resta invece immutata per la tassazione del 25% (veicoli con emissioni tra 0 e 60 g/km).  

L’importanza del fringe benefit

Il fringe benefit è una parte fondamentale della politica di welfare di un’azienda. E non è solo una questione di concessione di un bene o di un servizio, ma parte da più lontano:

  • si tratta, infatti, dell’ultimo tassello di un ampio ragionamento che coinvolge una grande quantità di passaggi. È l’impegno, da parte della compagnia, profuso nel comprendere a fondo le inclinazioni e le necessità dei dipendenti (al fine di capire cosa possa far loro più piacere ricevere), è il frutto della vicinanza della direzione nei confronti di coloro i quali rendono possibile la produzione e l’avanzamento di quella realtà lavorativa, è l’interesse nella gratificazione, nel riconoscimento, nella soddisfazione. È esternazione tangibile di un rapporto sano e fertile tra chi dà e chi svolge il lavoro.
  • Ed è strategia positiva e propositiva. È la capacità del datore di lavoro di saper concedere per motivare, per incentivare, per migliorare la permanenza dei dipendenti e la loro performance.

Nel meccanismo del fringe benefit, dunque, risiede un punto di estrema rilevanza nella gestione di un’azienda.   

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